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venerdì 5 febbraio 2016

CASA BELLA, DI PREGIO... O... QUALITA' DELLE RELAZIONI?!


La pubblicità: Casa bella, di pregio, classe A, ampio giardino, ottima zona... 
La realtà: Fantozzi subisce ancora: riunione di condominio...


lunedì 1 febbraio 2016

Vicini di casa: solo 1 su 3 si saluta. Mentre con il condominio condiviso si risparmiano 1.600 euro

Le risse condominiali sono uno spreco di soldi (250 milioni di euro l’anno) e di tempo (sette anni per una sentenza). Con i buoni rapporti di vicinato, invece, c’è tutto da guadagnare.
di 

RAPPORTI TRA VICINI DI CASA: NON ANDARE D’ACCORDO E’ UNO SPRECO - Siamo ancora troppo freddi, direi gelidi e talvolta rissosi, con i vicini di casa. Uno spreco di calore umano, di possibili e utili cose da condividere, di tempo e soldi laddove la freddezza tracima nell’inimicizia e nella causa condominiale. Parliamo spesso di solidarietà, siamo interessati al grande tema dell’immigrazione e dell’accoglienza, eppure solo un italiano su tre, tra gli over 65, considera un amico, o anche solo un buon conoscente, chi abita nello stesso palazzo. Ancora: più del 30 per cento dei condomini, specie nei palazzi con molti appartamenti, vivono nello stesso edificio senza mai salutarsi. Si ignorano.

CONTENZIOSI CONDOMINIALI IN ITALIA – Dalla freddezza, come dicevo, si scivola spesso nella zona grigia della rissa condominiale. E qui lo spreco si moltiplica. Gli italiani spendono qualcosa come 250 milioni di euro l’anno per contenziosi condominiali (una causa del genere non costa meno di 5mila euro), che rappresentano un terzo dei contenziosi che paralizzano e intasano i tribunali civili. E aspettano, prima di una sentenza, tra i cinque e i sette anni. Perché litigano? I motivi sono molto banali. Nella maggior parte dei casi (60 per cento) lo scontro con il vicino di casa matura per problemi legati alla raccolta dell’immondizia, poi per i bambini troppo rumorosi e per gli animali domestici in libertà (40 per cento dei casi). Infine, i rumori troppo alti: dal televisore all’aspirapolvere. Sono aspetti della vita quotidiana sui quali basterebbe un minimo di civiltà dello stare insieme, di rinuncia a qualche piccolo egoismo, per evitare di passare le carte all’avvocato. E sono problemi che andrebbero risolti partendo dal dirsi “buongiorno” e “ buonasera” quando ci si incontra nelle scale o in ascensore. In fondo, non è molto per Non sprecare.
CONDOMINI CONDIVISI IN ITALIA - Se poi i rapporti migliorano, si può fare un ulteriore passo avanti, come dimostrano le esperienza raccontate nel corso della prima Fiera italiana dell’abitare collaborativo. Storie che ispirano ottimismo, con condomini nei quali si riesce a dividere la terrazza, la lavanderia, l’orto, la spesa per la colf e per la badante. Il risparmio a famiglia? 1.600 euro l’anno. Una bella somma, specie in tempi di Grande Crisi.

PER APPROFONDIRE: A Milano il progetto “Badanti di condominio” per fornire assistenza alle persone anziane



mercoledì 27 gennaio 2016

PRODURRE LEGAMI PER IL WELFARE CHE VERRA'



































Mauro Magatti  Vita - 15 dicembre 2015



Il welfare è diventato sempre più un tema per funzionari. Logica a cui si è spesso piegato anche il terzo settore che, quanto più è cresciuto, tanto più è diventato dipendente dai trasferimenti, peraltro sempre più ridotti, dell'ente pubblico. Ma il contesto attuale è critico e, osserva Johnny Dotti, bisogna rovesciare la prospettiva, "se non vogliamo finire nelle mani di grandi interessi economici".
Un welfare da difendere o da conquistare? Si potrebbe sintetizzare così il senso della riflessione proposta da Johnny Dotti e Maurizio Regosa nel loro Buono è giusto. Il welfare che costruiremo insieme (Luca Sossella editore, Roma 2015, euro 15).
Da molti anni, chi parla di welfare, lo pensa come una conquista da difendere. Una prospettiva che certamente ha a che fare con una tendenza che dura da tempo: sotto attacco, per i costi e le inefficienze, il sistema di protezione sociale, in Italia come negli altri paesi europei, è stato via via ridimensionato.
Non solo è non tanto dal punto di vista delle risorse economiche disponibili - tema che si dovrebbe approfondire - quanto dal punto di vista delle sue ambizioni e della sua legittimazione sociale. Negli ultimi decenni, a vincere è stata l'idea di individuo consumatore che interpreta anche il welfare e i suoi servizi come un qualunque altro comparto economico. Una prospettiva che ha fatto esplodere la domanda, a cui si è cercato di rispondere non più solo con lo stato ma anche - è sempre di più - col mercato.
Per cercare di opporsi alla controffensiva antiwelfare - cominciata già alla fine degli anni 70 - molti suoi difensori hanno ritenuto che si dovesse mettere mano alla sua efficientizzazione. L'unica via per difendere il sistema della sicurezza sociale - questa è stata l'idea - è dimostrare che il welfare non è un rubinetto che perde: c'è un modo intelligente di organizzarlo che permette di non sciupare risorse sempre più scarse (senza che mai nessuno si dia ansia di spiegare il perché). E allora via con i tagli, i controlli, le procedure. Nella speranza di far quadrare il cerchio tra le esigenze di una crescita che vogliamo illimitata e le necessità della protezione sociale.
Il risultato è stato che
 "il welfare è diventato sempre più un tema per specialisti. Per funzionari di un sistema che ha prima di tutto il compito di funzionare. E di essere efficiente. Logica a cui si è spesso piegato anche il terzo settore, che, quanto più è cresciuto, tanto più è diventato dipendente dai trasferimenti, peraltro sempre più ridotti, dell'ente pubblico.

Non si tratta evidentemente di disprezzare un tema importante quale l'uso appropriato delle risorse disponibili. La questione riguarda invece la natura stessa del welfare, la sua vocazione, il suo senso. E per questa via, il suo fondamento.
Sorprende che lungo questa deriva l'interesse per il welfare e il suo consenso abbia cominciato a vacillare? E che proprio questa disaffezione abbia alla fine fatto il gioco di chi nel welfare non ha mai creduto?
Devono essere stati questi i pensieri di Dotti e Regosa nel momento in cui hanno deciso di scrivere questo loro libro su un welfare buoni e giusto: almeno a giudicare dell'approccio al problema che gli autori propongono.
 "Nel testo, il welfare viene infatti proposto fondamentalmente come un investimento nel legame sociale, premessa e obiettivo di ogni sistema che mira a creare una efficace protezione delle persone e delle comunità. Perché è solo il legame sociale che è in grado di dare risposta alla diffusa domanda di sicurezza e di benessere presente nelle nostre società.

In tale prospettiva, il welfare, prima di essere un sistema da organizzarsi in maniera efficiente e a costi inferiori, era e rimane la fucina delle relazioni sociali di una società avanzata, attraverso il quale il legame sociale può essere concretamente riprodotto e sperimentato.
Il cambio dj prospettiva è netto. Non si tratta di mettere pezze su un tessuto logoro. Si tratta invece di riscoprire la natura più intima di questa preziosa infrastruttura sociale, natura che oggi appare molto contraddittoria.
Mettere a tema il legame sociale cambia tutto.
Cambia la natura dei servizi che vengo offerti. Perché ciò che si mette in campo ha prima di tutto il compito di valorizzare il legame sociale. Non per ridurre i costi. Ma nella consapevolezza che senza questa dimensione diventa difficile qualunque protezione.
In secondo luogo, il legame sociale si porta dietro una questione di senso. Di senso della società nella quale viviamo, ma anche di senso della nostra vita. Perche senza questo presupposto il welfare è destinato a sfasciarsi, privo di radici, di significati, di emozioni.
Infine, sul piano politico ed economico, laddove una diversa idea di welfare e un tassello fondsmentale per ripensare la crescita economica e il consenso sociale.
E da questa prospettiva che i due autori arrivano ad offrire uno sguardo nuovo sui temi di cui si sente parlare tutti i giorni. Arrivando a fare proposte innovative.
È questo uno dei leitmotiv del libro: l'atteggiamento difensivo va abbandonato per abbracciare la prospettiva della innovazione. Istituzionale, prima di tutto: le forme che abbiamo ereditato non bastano più perché le nostre condizioni dI vita sono cambiate. E allora il welfare non può essere incapsulato nel suo, seppur glorioso, passato, ma va rilanciato coraggiosamente verso il futuro.
Culturale, poi. Perché solo mettendo in discussione l'etica individualista e consumerista sarà possibile un rilancio del welfare. Un obiettivo che può essere raggiunto se si svilupperà un nuovo modello nella direzione di quei beni comuni visti come un modo concreto per declinare il tema del legame sociale.
"L'indicazione è dunque cogente: se, dicono i due autori, non vogliamo finire nelle mani di grandi interessi economici che vedono nella protezione un grande business del futuro, occorre un'idea di bene comune che produca beni comuni.

In un grande progetto di innovazione che solo in Europa, e in Italia in modo particolare, possiamo realizzare.
È questo perché solo nel vecchio continente abbiamo una eredità così preziosa. Che non va solo salvaguardata ma anche costantemente ripensata e ricostruita.


sabato 24 ottobre 2015

"Siamo noi" - "Aziende di valore"

Pubblicato il 20 gennaio 2015
"Aziende di valore": Questo il titolo della puntata di oggi di Siamo Noi, in cui vi racconteremo le storie di quelle aziende guidate da uomini e da donne che non si preoccupano solo del profitto ma anche di generare benessere per i lavoratori e per il territorio in cui operano.

martedì 21 luglio 2015

GRATITUDINE, UNA RISPOSTA PER I SENIOR



Cicerone scriveva che la gratitudine è la madre di tutte le virtù, e la sapienza antica ancora una volta ci offre uno spunto di riflessione valido anche ai giorni nostri.
Provare gratitudine per quanto si è ricevuto dagli altri è infatti una risorsa importante per le persone anziane  e  un fattore centrale che favorisce un atteggiamento aperto e disponibile nei confronti degli altri.
Una conferma di questa affermazione viene da un contributo scritto da Camillo Regalia e Claudia Manzi, membri del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica di Milano, che uscirà sul volume della collana Studi Interdisciplinari sulla Famiglia edito da Vita e Pensiero “L’allungamento della vita: una risorsa per la famiglia, un’opportunità per la società” .
A partire dai dati di una ricerca condotta su un campione rappresentativo della popolazione anziana italiana tra i 65 e 75 anni, gli autori mettono in evidenza come il sentimento di gratitudine che le persone anziane provano per l’aiuto ricevuto dai familiari e dai conoscenti contribuisce a favorire, reciprocamente, azioni  di sostegno e di aiuto a favore di chi l’aiuto lo ha offerto. Ma c’è di più. La gratitudine sperimentata ha un effetto ampio che spinge a prestare il proprio aiuto anche nei confronti di chi non è stato la fonte diretta del supporto ricevuto. Chi è grato si sente più soddisfatto e questa soddisfazione spinge ad avere un atteggiamento e una condotta più attenta alle esigenze sociali.
In definitiva, essere grati non solo fa stare bene, ma contribuisce a diffondere il bene attorno a sé, predispone ad aiutare persone anche non conosciute, e a impegnarsi per la comunità in cui il senior vive.
Questi risultati aprono la strada a interessante implicazioni applicative. La gratitudine infatti non è, come comunemente si crede, una virtù innata, ma una virtù che può essere appresa e insegnata. Lavorare sulla gratitudine,  mettere a punto programmi che la incentivano  può essere quindi una strategia per migliorare il benessere delle persone senior e per incrementare il loro coinvolgimento attivo all’interno dei diversi contesti relazionali e sociali.

 tratto da

lunedì 22 giugno 2015

CASA, LAVORO, CIBO: nel lodigiano il valore sociale si rigenera così





Finanziato con le risorse del Bando Welfare in Azione 2014, a Lodi sta partendo un interessante progetto contro l’impoverimento delle famiglie



Dopo le esperienze di Lecco, Sondrio, Milano e Magenta vi raccontiamo come a Lodi, grazie alle risorse del Bando Welfare in azione 2014 di Fondazione Cariplo, sia stato avviato un interessate progetto di welfare comunitario orientato a sostenere le famiglie in difficoltà. L’iniziativa “Rigenerare valore sociale nel lodigiano”, promossa dal Comune di Lodi in partnership con decine di altre organizzazioni del territorio, si sviluppa su 62 Comuni della provincia lodigiana e si rivolge a un bacino potenziale di 233.097 persone.


Assistenza e sviluppo: gli obiettivi del progetto


L’obiettivo dell’iniziativa è contrastare il progressivo impoverimento dei nuclei familiari del territorio sperimentando nuovi modelli d’intervento che si sviluppino seguendo una logica multidimensionale attenta a tre aspetti considerati determinanti per la vita delle famiglie: abitazione, lavoro e accesso a beni di prima necessità.

In poche parole, l’idea è quella di integrare gli interventi pubblici, privati e del terzo settore attivando reti, protocolli per condivisione di responsabilità, risorse e informazioni, costituendo in tal senso organismi di governance che tengano insieme tutti gli attori che a diverso titolo offrono servizi alle famiglie. Tali interventi, non mirano solo a fornire servizi assistenziali, ma si prefiggono di ri-generare legami sociali che con gli anni si sono indeboliti, riattivando le comunità locali per rispondere alle necessità emergenti al proprio interno.

In sostanza si tratta di affrontare il tema dell’impoverimento delle famiglie non solo fornendo assistenza materiale, ma puntando a un progressivo sviluppo delle relazioni sociali che negli ultimi decenni, per diverse ragioni, sono andate sfaldandosi. Una strada certo non semplice, attraverso la quale si vuole tuttavia innovare la gestione delle problematiche e, più in generale, cambiare l’approccio metodologico e culturale dell’intervento sociale a contrasto della povertà.


Le azioni principali


Il progetto, come detto, si articola su tre dimensioni principali attraverso le quali aumentare il protagonismo delle comunità locali a sostegno delle famiglie. Tali azioni toccano le problematiche che, a giudizio dei promotori del progetto, risultano più impellenti per le famiglie in difficoltà del territorio lodigiano: casa, lavoro e cibo. Su queste dimensioni sono state quindi pensate alcune azioni ri-generative di ampio respiro.

Ri-abitare le case
Sul territorio lodigiano il problema abitativo negli anni della crisi si è fatto sempre più consistente. Nel primo trimestre del 2013 l’ALER ha registrato un tasso di morosità per mancati pagamenti degli affitti pari al 36%, in netto aumento rispetto al 25% dell’anno precedente. Nel solo 2012 nella provincia di Lodi sono stati inoltre eseguiti 536 provvedimenti di sfratto a causa della persistente morosità degli inquilini. Il progetto si propone di affrontare tale situazione:

• sostenendo le famiglie che faticano a presentare garanzie, attraverso l’istituzione di fondi a rotazione, così da congelare i procedimenti di sfratto in esecuzione (progetto pilota a Lodi);
• creare nuove opportunità abitative recuperando da privati abitazioni sfitte e sviluppando in tal senso nuove modalità di mediazione per fare incontrare domanda e offerta (progetto pilota a Lodi);
• creare dispositivi di mediazione fra privati proprietari e famiglie in difficoltà: Sportello casa per affitti calmierati e Comodato d’uso tramite associazioni;
• sviluppare un dispositivo di matching tra famiglia e abitazione grazie al coinvolgimento dei servizi sociali;
• creazione di “monitoraggi educativi” per sviluppare piani di rientro;
• formazione e supporto nella gestione dei bilanci familiari;
• attivazione di forme di microcredito per target specifici: giovani, giovani coppie e famiglie monoparentali.

Attraverso queste azioni nei prossimi 3 anni il progetto mira a creare almeno 90 opportunità abitative reperite e gestite positivamente con le nuove modalità non di mercato. Inoltre si valuta di poter far emergere e strutturare un movimento di domanda e offerta sul mercato privato della locazione a prezzi calmierati che possa andare a favorire principalmente le famiglie in difficoltà.


Ri-generare lavoro
 
Un altro grave problema del territorio lodigiano è quello del lavoro. In questo ambito il progetto vuole creare nuove opportunità occupazionali sviluppando azioni in sinergia con la Camera di Commercio, le associazioni datoriali, i Comuni, i servizi per il lavoro, le imprese, le cooperative, le associazioni e i sindacati, ricomponendo in tal modo tutte le risorse presenti e raccogliendo tutte le offerte disponibili. Nello specifico le azioni, che si rivolgeranno a disoccupati appartenenti a nuclei familiari inseriti in percorsi integrati a contrasto della povertà, si declinano in:

• attività di sostegno a nuove start-up , subentri e ri-avvio di attività artigianali e commerciali;
• sostegno a progetti imprenditoriali nel settore dell’agricoltura sociale e ortofrutta, in raccordo con la raccolta solidale del cibo e con i circuiti GAS (Gruppi Acquisti Solidali - LINK) e GAP (Gruppi Acquisti Popolari);
• facilitazioni per inserimento in aziende con borse lavoro create a tale scopo;
• co-progettazioni con le imprese per individuare nuove opportunità occupazionali;
• formazione di Agenti di sviluppo d’impresa e di territorio;
• collaborazioni con associazioni datoriali per individuare dismissioni e opportunità lavorative.

Tali azioni saranno sviluppate attraverso la costituzione di un Dispositivo a sostegno all’imprenditorialità che possa verificare la disponibilità di spazi e luoghi, attuare studi di mercato, favorire l’accesso al credito agevolato, offrire mentoring, formazione e consulenza giuridico-fiscale. In tale ambito sarà sviluppato anche un dispositivo a sostegno dell’inserimento in azienda e di progetti di investimento aziendale che possa facilitare le assunzioni e garantire co-finanziamenti per progetti condivisi con le imprese del territorio. Entro 3 anni i promotori del progetto si attendono almeno 90 nuove opportunità occupazionali, oltre all’apertura di Fab lab, luoghi pre-occupazionali e di dialogo con le imprese che saranno costituiti grazie alla sinergia con spazi di co-working del territorio.


Re-distribuire cibo
 
Come da più di un anno vi raccontiamo attraverso il nostro Focus tematico, il problema della povertà alimentare nel nostro Paese risulta in continuo aumento ed interessa in special modo quelle famiglie che, pur non avendo mai vissuto situazioni di povertà estrema, oggi sono scivolate in una zona grigia di disagio in cui faticano a mettere insieme il pasto con la cena. Il progetto vuole mettere in atto azioni di coordinamento e raccolta del cibo nel tentativo di offrire risposte capillari su tutto il territorio lodigiano. Ad esempio:

• raccolta delle eccedenze e donazioni di fresco dalla grande distribuzione e distribuzione del cibo fresco in diversi punti del territorio;
• raccolta di donazioni e acquisto di derrate alimentari secche finalizzate alla redistribuzione;
• funzione di ascolto e accompagnamento diffusa sui punti della rete di assistenza (parrocchie, centri Caritas, associazioni accreditate, servizi sociali dei Comuni);
• sviluppo di forme di corretta cultura alimentare per contrastare lo spreco;
• sinergia con azioni di agricoltura sociale e con la rete dei GAS e dei GAP.

Ci si attende che attraverso tali azioni circa 90 famiglie potranno essere seguite con continuità, garantendo loro il sostegno alimentare all’interno dei progetti integrati di contrasto alla povertà. Ci si attende inoltre l’apertura di nuovi punti di distribuzione alimentare dislocati sull’intero territorio.


Rete e risorse


Il progetto, come detto, si basa su una fitta rete di organizzazioni del territorio che a diverso titolo si rapportano con le famiglie in difficoltà. Oltre al Comune di Lodi, Capofila del progetto, fanno parte della rete: Azienda speciale consortile del lodigiano per i servizi alla persona, Centro per la Formazione Professionale e l’educazione permanente, Coop. Microcosmi, Coop. Famiglia Nuova, Progetto Insieme, Fondazione Comunitaria, Emmaus – Caritas, Movimento Lotta Fame nel Mondo, Camera di Commercio, Casabarasa, Provincia di Lodi, Fondazione Bpl, ConfArtigianato, ConfCommercio, Unione Artigiani, ConfAgricoltura, BCC Borghetto Lodigiano, Ambito di Treviglio, Coop. Il Mosaico, Coop. SOL.I., Coop. la Formica, Coop. Emmanuele, Coop. Il Pellicano, Coop. Sollicitudo, Coop. le Pleiadi Servizi, Coop. Sociale Liberi Muratori., CS&L Consorzio Sociale, Parco tecnologico Padano, CGIL, CISL, Unione Inquilini, Bip - Obiettivo Lavoro, IAL, Cesvip, Lausvol, Tutto il Mondo onlus.

Fondazione Cariplo attraverso il Bando Welfare in Azione 2014 ha garantito al progetto 1.600.000 euro per i primi tre anni di attività. A questi vanno aggiunti 300.000 euro garantiti dalla Fondazione Banca Popolare di Lodi e una quota della spesa sociale dei Comuni già destinata al contrasto alla povertà. Il progetto si doterà inoltre di una struttura di Comunicazione e Fundraising stabile e professionalizzata, che si appoggerà alla locale Fondazione Comunitaria di Lodi per incrementare le attività di raccolta a sostegno del progetto grazie alla creazione di uno specifico fondo a sezione corrente.

In un’ottica di sostenibilità che permetta al progetto di proseguire la propria azione oltre i primi tre anni (in cui la maggior parte delle spese saranno sostenute grazie al contributo di Cariplo), l’Ufficio di Piano promuoverà e coordinerà la partecipazione a bandi ed avvisi pubblici locali, nazionali ed europei. In particolare, per dare proseguimento alle azioni progettuali, si prenderanno in considerazione i programmi di Europa 2020: Fondi strutturali (FSR – Garanzia Giovani e FESR); Fondo aiuto indigenti; COSME, Occupazione e Innovazione Sociale EaSI (Assi Progress e Microfinanza e imprenditoria sociale), Horizon, Diritti uguaglianza e cittadinanza.